Alitalia: la linea giusta?



Questo articolo vuole essere più un’esposizione del pensiero dell’autore che una solita spiegazione di Economia Libera, pur trattando e citando argomenti e dati reali.
L’intervento per il
recupero di Alitalia
è trattato in tutti i modi e in tutte le salse da ogni media con cadenza quasi giornaliera. Proviamo un po’ a riassumere molto brevemente e banalmente il progetto che è in fase di approvazione proprio in questi giorni.
Alitalia, la più grande nonchè unica compagnia aerea italiana, si trova in una crisi aziendale veramente preoccupante che la porta a perdere centinaia di milioni di euro ogni anno. Per far fronte a questa situazione, è stato proposto dall’attuale Governo di concedere un
finanziamento a fondo perso di 300 milioni di euro
(si è parlato di arrivare fino a 400 milioni, ma per ora sembra ferma a 300 milioni la cifra proposta) in quanto la compagnia aerea si trova in una drammatica situazione di mancanza di liquidità, seguito poi da un
intervento strutturale dell’organizzazione aziendale
che porterà anche a
tagli di personale
.
Per attuare tutto questo piano, si è creata la CAI Srl (Compagnia Aerea Italiana), capeggiata da 16 imprenditori con l’apporto di quote simboliche. Questa società verrà trasformata in una Spa che formerà il nucleo della Nuova Alitalia.
Questo è, molto in sintesi, l’intervento che è in corso di approvazione proprio in questi giorni. Da questo punto in poi, l’articolo prenderà una piega più soggettiva.
Partiamo dalla prima questione, la questione di fondo. Sono pienamente d’accordo che una compagnia aerea nazionale giovi all’immagine del nostro Paese, rovinata ultimamente a livello internazionale da diversi episodi come quello dei rifiuti a Napoli. Quindi considero corretta l’idea del Governo di aiutare Alitalia, piuttosto che svenderla a una compagnia estera concorrente. Citando le parole del Premier Silvio Berlusconi: "il Governo Prodi aveva tentato, senza riuscirci, una svendita ad Air France, cioè alla Francia, il nostro principale concorrente nel turismo". Diciamo proprio non una grande furbata per il Governo precedente. Ma andiamo avanti.
La situazione dell’Alitalia è molto critica. Addirittura sembra che entro fine mese
la compagnia non sarà in grado di fronteggiare nuovi acquisti di carburante
e questo bloccherà ovviamente i traffici aerei della società. L’intervento richiede ora tempi brevissimi.
Il più importante intervento che mi sembra indispensabile attuare riguarda proprio una ristrutturazione aziendale che, analizzati i punti in cui si concentrano gli sprechi, punti ad un risanamento generale. Questo comporterà sicuramente a dei tagli del personale in esubero. D’altra parte, anche se è brutto dirlo in questi termini, se la compagnia ha 20.000 dipendenti, ma ne bastano (ipotizzo) 15.000, quei 5.000 salari rappresentano soltano uno spreco. Questi lavoratori dovranno essere licenziati, altrimenti, invece di 5.000 dipendenti, rimarranno a casa tutti e 20.000 a causa del fallimento dell’impresa!
Anche i sindacati dovranno capire questo concetto e dunque non avranno molto margine di scelta in questa situazione. Per questi lavoratori sarà necessario trovare altre alternative, non ultima una successiva riassunzione nel caso di un ampliamento delle rotte aeree della Nuova Alitalia.
Fino a qui il mio pensiero è piuttosto in linea con quello dell’attuale Governo. Il problema sta nell’enorme finanziamento che si vuole concedere.
Un finanziamento di 300 milioni di euro è piuttosto consistente, anche per una compagnia aerea di queste dimensioni. Questo danneggia il principio di libera concorrenza del mercato. Non importa se l’Unione Europea comprenderà la nostra situazione senza apporre nessun veto, un finanziamento a fondo perso di questa entità arreca un forte svantaggio per le imprese concorrenti sul mercato internazionale e, quindi, non lo trovo assolutamente corretto.
Inoltre questo finanziamento sarà totalmente a carico dei cittadini che, con le imposte, contribuiranno alla sopravvivenza di Alitalia. Con l’enorme e costantemente in crescita debito pubblico italiano, ci serviva proprio una spesa del genere. Per di più per sostenere un’impresa privata!
Onestamente avrei preferito altre soluzioni. Innanzitutto un finanziamento più esiguo (diciamo 100 milioni) garantirebbe un’immediata liquidità per far fronte alle esigenze più prossime. Successivamente si renderebbe necessaria una riorganizzazione aziendale che porterebbe ad un taglio degli sprechi, riportando la società a livelli di efficienza. Infine garantirei un vantaggio alla compagnia tramite degli sgravi fiscali. Questo ultimo intervento permetterebbe all’impresa di utilizzare molti più soldi (in quanto non trattenuti dall’Erario) senza pesare direttamente sul debito pubblico nazionale che, inasprendosi subito nel caso del finanziamento di 300 milioni, aumenterebbe gli interessi già molto esosi che paghiamo ogni anno tramite le imposte.
Provo a spiegarmi meglio. Alitalia, in questi ultimi anni, era in perdita e pertanto, in mancanza di utile, non è stata tassata. Questo vuol dire che la compagnia aerea non ha contribuito a riempire le casse dello Stato italiano. Se ora, tramite una più efficiente gestione, riuscirà ad ottenere un utile, questo verrà tassato. Invece ritengo più efficace la possibilità di non tassare il suo utile per un periodo di qualche anno (da 2 a 4 anni per esempio), a fronte di un finanziamento iniziale più esiguo (come dicevo 100 milioni di euro). Questo porterebbe due vantaggi rispetto al metodo precedente: il primo consiste nel fatto che, se il piano di risanamento dovesse fallire, non avremmo buttato via 300 milioni di euro ma "soltanto" 100 milioni (e questo peserebbe in misura inferiore sul debito pubblico), il secondo riguarda più un principio imprenditoriale che stimolerebbe i soci a dare il massimo in quanto sarebbero a conoscenza che i loro utili non vengono tassati (e senza la tassazione, si ritroverebbero a gestire quasi il doppio dei soldi ogni anno!).
Davide Z.