Da che parte tira il vento?



In una realtà in cui il prezzo del petrolio continua interrottamente a salire, una domanda sorge spontanea: non è forse l’ora di puntare su nuove fonti energetiche, possibilmente rinnovabili e pulite?
Proviamo ad analizzare una delle possibili alternative:
l’energia eolica
.
L’energia eolica è molto utilizzata in Europa e negli ultimi anni ha conosciuto uno sviluppo incredibile passando, a livello mondiale, da 5 GW (GigaWatt) nel 1995 a più di 60 GW oggi (di cui circa il 75% solo in Europa).
Il primo produttore di energia eolica è la Germania (18 GW di potenza corrispondenti a circa il 10% del fabbisogno nazionale), seguito dalla Spagna (10 GW corrispondenti all’8% del fabbisogno nazionale) e dalla Danimarca (3,2 GW corrispondenti al 20% del fabbisogno nazionale). Nonostante le grandi dimensioni della nazione, gli Stati Uniti sono soltanto quarti, seguiti dall’India.
L’Italia produce meno di 2 GW di potenza annui, un dato sicuramente poco significativo per il panorama energetico nazionale.
I tempi per l’installazione di un impianto eolico sono piuttosto brevi, mentre per quanto riguarda i costi, il discorso si complica.
Parlando di generatori per
impianti on-shore
(cioè installati sulla terraferma), il costo unitario dell’energia prodotta, che varia in relazione alla velocità del vento e al numero di ore di rotazione delle pale, espressa in kWh, oscilla dagli 0,08 €/kWh ad una velocità di 4 m/s a meno di 0,03 €/kWh ad una velocità di 6 m/s. Un impianto medio viene a costare circa 800.000 € e il costo di manutenzione da sostenere ogni anno si aggira sul 3% del costo storico del generatore (quindi circa 25.000 € ogni anno). I prezzi si alzano notevolmente per
impianti off-shore
, cioè impianti installati nel mare o nei laghi, a qualche chilometro dalla costa, a profondità di solito non superiori ai 20 metri.
Dunque i prezzi di questa tecnologia, se installati in luoghi adeguatamente ventilati, risultano essere molto competitivi, rispetto ad esempio all’energia termoelettrica che prevede costi simili o di poco superiori in tempi però molto più lunghi.
Negli ultimi anni si sono sviluppati
generatori sempre più efficienti
. Le pale riescono a girare anche a velocità molto ridotte (3 m/s) e sfruttano meglio il vento in quanto si trovano ad altezze maggiori, circa 100 metri dal suolo. Inoltre, tramite il processo di elettrolisi, è possibile accumulare energia da utilizzare nei momenti in cui il vento non soffia, evitando o riducendo il rischio di black-out. La navicella (cioè quel contenitore posto alla fine della torre e al quale sono attaccate le pale), può ruotare di qualche grado per sfruttare meglio la direzione del vento. La produzione di energia elettrica si blocca quando il vento raggiunge velocità troppo elevate che rischierebbero di rovinare il meccanismo.
Gli unici
elementi negativi
che si possono riscontrare sono l’inquinamento visivo che produce l’impianto (
secondo me molto marginale, per non dire nullo
) e il rumore causato dalla rotazione delle pale. Il rumore a circa 300 metri dal generatore è paragonabile a quello di una strada trafficata, mentre già dopo un paio di chilometri è praticamente nullo.
In Italia, le zone più ventilate si trovano al Sud e in particolare in Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e anche in Sicilia e Sardegna. Gli impianti che oggi sono installati in queste zone sono troppo pochi e utilizzano meccanismi ormai obsoleti che non sfruttano i progressi ottenuti negli ultimi anni. Sarebbe possibile creare, anche se a un costo superiore, impianti off-shore al largo delle nostre coste, così come già sperimentato dalla Danimarca, dove ad esempio 80 pale ruotano a 20 chilometri dal porto di Esbjerg nel Mare del Nord, e così come si sta preparando a fare la Spagna. Nelle altre zone, al Centro e al Nord Italia, seppure se tecnicamente possibile, l’installazione di generatori eolici risulterebbe, per i costi e le tecnologie attuali, economicamente svantaggiosa (
per l’ambiente invece risulterebbe comunque un vantaggio
).
L’energia eolica è un’
energia rinnovabile
,
pulita
,
poco costosa da mantenere
e
in rapida espansione
.
L’installazione di generatori in zone economicamente vantaggiose potrebbe portare ad una produzione notevole di energia elettrica che permetterebbe una dipendenza inferiore da altre fonti di energia (primo tra tutti il petrolio). Inoltre diventare uno dei Paesi leader in questo settore potrebbe portare, nel giro di qualche anno, ad
esportazioni consistenti
che migliorerebbero l’economia italiana, oltre a fare dell’Italia uno Stato all’avanguardia nel settore delle energie rinnovabili (soprattutto se combinato anche con investimenti nel settore dell’energia solare).
Gli investimenti vanno fatti subito, senza attendere imposizioni dall’Unione Europea, in modo da sfruttare il vantaggio derivante dalla maggiore preparazione tecnica quando certe imposizioni diverranno obbligatorie per tutti.
Davide Z.