Smaltimento dei rifiuti: la verità



Gli
inceneritori
sono impianti il cui scopo principale è lo smaltimento dei rifiuti.
Gli input del processo sono ovviamente i rifiuti e, in particolare, gli RSU (rifiuti solidi urbani) e i rifiuti speciali. Questi però non sono già pronti per la combustione ed è dunque necessario un trattamento volto ad eliminare quei materiali altamente tossici o non combustibili. In questo modo si forma il CDR (combustibile derivato da rifiuti), più comunemente noto come ecoballe, pronto per essere bruciato.
Gli output del processo sono invece ceneri, polveri e gas. I gas vengono rilasciati nell’aria (
ed è inutile dire quanto questo possa essere dannoso sia per la salute dell’uomo sia per l’ambiente
), mentre ceneri e polveri vengono sottoposti ad un trattamento che riduce le scorie e stoccate in discariche per rifiuti speciali. Da notare che le polveri fini sono considerate rifiuti pericolosi, mentre le ceneri sono considerati rifiuti non pericolosi (si registrano infatti recenti esperienze di riuso delle ceneri pesanti).
Oltre ai "normali" inceneritori, ne esistono altri, comunemente definiti "termovalorizzatori" (anche se è preferibile il termine "discarica controllata" o più semplicemente "inceneritori"), che sfruttano l’alta temperatura raggiunta durante la combustione per far evaporare l’acqua contenuta in apposite caldaie. Il vapore così ottenuto viene utilizzato come
vettore di calore
(teleriscaldamento nelle zone limitrofe all’impianto) o per la
produzione di energia elettrica
.
Esistono una serie di informazioni contraddittorie riguardanti i vantaggi e gli svantaggi arrecati dagli inceneritori e sulla possibilità di utilizzare metodi alternativi più o meno realistici. Mi interessa capire da che parte stia la verità, analizzando i dati derivanti da studi ed eliminando le opinioni mediatiche che ormai si sprecano sull’argomento. Per fare questo, analizzerò le due possibilità più ottimali (da lati opposti) che al momento sono realizzabili: un inceneritore di eccellenza e la proposta Rifiuti Zero.
Vorrei focalizzare l’attenzione sui prodotti e sugli elementi di scarto degli inceneritori, in quanto il funzionamento dell’impianto non è un argomento utile da approfondire in questa sede.
Per quanto riguarda l’
efficienza energetica
, l’energia elettrica prodotta si attesta su livelli nettamente più bassi rispetto ad una centrale termoelettrica, ma l’efficienza aumenta di molto se viene utilizzato anche il recupero del calore. A puro titolo esemplificativo, l’inceneritore di Brescia (il migliore in Italia) ha un rendimento del 26% di energia elettrica e del 58% di teleriscaldamento per un totale sfruttamento del combustibile dell’84%, mentre una moderna centrale termoelettrica ha un rendimento del 57% di energia elettrica e del 30% di teleriscaldamento per un totale sfruttamento del combustibile dell’87%. Dunque due risultati finali simili, ma molto sfalsati riguardo alla produzione elettrica (decisamente bassa per gli inceneritori).
Parliamo ora degli elementi di scarto.
Per quanto concerne le
scorie pesanti
derivanti dalla combustione (cioè il materiale che rimane dopo la combustione), esistono metodi per il trattamento di questi materiali (dopo un’indispensabile riduzione della tossicità) per ottenere alluminio, vetro e materie edili. Da un comunicato stampa della CiAl (Consorzio Imballaggi Alluminio) datato 23 giugno 2005, si legge che da 30.000 tonnellate di rifiuti pesanti si riescono a ricavare 25.000 tonnellate di materiale destinato alla produzione di calcestruzzo, 1.500 tonnellate di materiale ferroso e 300 tonnellate di materiale non ferroso (di cui 200 tonnellate di alluminio, che abbattono i costi energetici per la produzione di questo materiale dalla bauxite del 95%). Lo scopo di questa iniziativa è di ridurre progressivamente il materiale destinato alle discariche, arrivando fino all’eliminazione delle stesse. Effettivamente da questi dati si vede che viene riutilizzato l’89,3% dei materiali pesanti, che saranno trasformate in materie prime.
Per quanto riguarda i
gas di scarico
, esistono metodi di depurazione altamente efficienti che riducono notevolmente le sostanze nocive emesse fino al 99% come i precipitatori elettrostatici o i filtri a maniche, che però sono molto costosi.
Il grosso problema è dato dalle
polveri fini
il cui abbattimento è affidato ai depolveratori, che riducono fino al 99% i PM10, ma che non possono fare niente per i più piccoli PM2,5 e le nanopolveri. Queste particelle, proprio perchè altamente pericolose, anche per la salute, vengono raccolte e stoccate in discariche speciali.
L’alternativa agli inceneritori che a gran voce si richiede in questo periodo si chiama
Rifiuti Zero
. Vediamo in cosa consiste.
Innanzitutto prevede la
riduzione alla fonte delle materie usate
, sostituendo i classici prodotti acquistati nei negozi con prodotti alla spina in bottiglie di vetro e questo in particolare riguardo a latte, acqua (bevuta direttamente dal rubinetto), detersivi e bevande nei locali (niente più bicchieri di plastica). Inoltre si prevede la lettura di giornali solamente online (risparmiando sulla carta) e addirittura la sostituzione dei pannolini con pannolini ecologici (cioè che si lavano e si riutilizzano) traendo anche un vantaggio economico da parte del consumatore.
Fino a qui mi sembra tutto fattibile, ma ovviamente queste scelte cambierebbero il modo di vivere di molte persone oltre a mandare in crisi alcune imprese dei settori citati.
In aggiunta, per chi possiede un giardino, si prevede anche il compostaggio in appositi contenitori.
La seconda fase prevede la
raccolta differenziata dei rifiuti
e il
ritiro porta a porta
, riuscendo ad arrivare a percentuali di differenziata tra i 65% e gli 85%, percentuali non raggiungibili con i tradizionali cassonetti di raccolta stradali.
La terza fase prevede il
riciclo
e il
compostaggio
. Il materiale raccolto viene mandato in apposite filiere del riciclo per la produzione di nuovi oggetti, mentre l’organico viene inviato agli impianti di compostaggio per produrre fertilizzante.
La quarta fase prevede di trattare il restante materiale non riciclabile con il
trattamento meccanico biologico (TMB)
senza combustione. I rifiuti vengono prima selezionati da macchinari specializzati per raccogliere eventuali materiali recuperabili, vetro e lattine, mentre il resto viene depositato in bioreattori chiusi e con biofiltri che essiccano a 40-60° tutto quello che rimane, senza alcuna combustione. Con questo procedimento si può anche formare biogas (formato da anidride carbonica, idrogeno molecolare e, in prevalenza, metano) che può essere usato per alimentare direttamente l’impianto o per essere distribuito.
E ora cosa rimane? I rifiuti organici trattati con il TMB hanno ridotto il loro volume del 40-50%, è materiale completamente inerte e si presta ad una serie di soluzioni diverse, tra cui l’utilizzo per sottofondi stradali, lo stoccaggio in discariche, la formazione di CDR da utilizzare come combustibile nelle industrie (ricordiamo però che il CDR è un combustibile piuttosto scarso che non garantisce alte temperature come invece sono garantite, ad esempio, dal metano) oppure vengono mandati in inceneritori già esistenti (
e questo fa un po’ sorridere in effetti
).
In definitiva, questi due sistemi sono completamente opposti.
L’inceneritore, pur dotato delle migliori tecnologie anti-inquinamento, emette delle sostanze estremamente dannose e tossiche che la popolazione circostante respira e che si depositano sui terreni e nelle acque con gravi ripercussioni anche sui prodotti alimentari locali. E rimane comunque il problema dello stoccaggio delle polveri nelle discariche speciali. Inoltre gli investimenti in impianti, amministrazione e smaltimento sono davvero altissimi, senza contare i costi indiretti (che si scaricano sui cittadini) dei finanziamenti CIP6 concessi dallo Stato Italiano e, tra l’altro, ritenuti non conformi dall’Unione Europea.
D’altra parte, l’inceneritore permette di smaltire i rifiuti, producendo anche energia e calore in buona misura e permette il recupero di una serie di materiali utili come materie prime (ad esempio alluminio e ferro).
La proposta Rifiuti Zero, invece, risulta essere decisamente più ecologica. I danni alla salute e all’ambiente sono quasi annullati e i costi per gli impianti sono dimezzati. Sicuramente le abitudini dell’intera popolazione dovrebbero cambiare radicalmente, sia per quanto riguarda l’acquisto di certi prodotti, sia per quanto riguarda l’impegno rivolto alla raccolta differenziata. Ma permettetemi qualche critica. Innanzitutto devono essere garantiti certi prodotti come, ad esempio, l’acqua pulita del rubinetto in quanto in alcuni comuni questa non è totalmente potabile e in altri comuni (prevalentemente nell’Italia Meridionale) non esiste neanche l’acqua corrente. In secondo luogo questa iniziativa deve essere estesa obbligatoriamente a tutto il territorio e non ci devono essere le solite ingiustizie territoriali (al Nord la raccolta differenziata si fa già da molti anni). Inoltre devono esserci severi controlli soprattutto sulle imprese, magari attraverso un apposito ente regionale, perchè mi sentirei preso in giro se, dopo l’impegno messo nella raccolta differenziata, un’ipotetica impresa dietro casa scaricasse direttamente nel fiumiciattolo locale. Mi sento anche di criticare le soluzioni finali per i rifiuti organici già trattati visto che mi sembra un ritorno al principio sia lo stoccaggio in discariche sia l’invio presso gli inceneritori. Le soluzioni dovranno essere altre e dovranno puntare al riuso (in questo senso l’utilizzo per sottofondi stradali mi sembra la soluzione migliore). Per funzionare, questo sistema necessita anche di una rivoluzione alla base della catena di produzione che deve produrre articoli già rivolti ad un possibile e successivo riciclo.
Infine un piccolo appunto. Dato che questo sistema permette di risparmiare quasi la metà degli investimenti rispetto ad un inceneritore (e in più non ci sono incentivi a carico dei cittadini), ci si augura che il maggior impegno del cittadino sia compensato da un risparmio sulla tassa sui rifiuti, contrariamente di quanto spesso succede ora in diversi comuni che hanno adottato la raccolta differenziata.
Dunque l’iniziativa Rifiuti Zero risulta essere vantaggiosa dato che inquina meno e costa meno, ma solo se applicata con i giusti interventi e con la dovuta correttezza nei confronti della popolazione.
Ora conoscete i dettagli delle due proposte. Spetta a voi farvi un’opinione personale.
Davide Z.


03/08/2008 - Commento



Sui rifiuti posso dirmi d’accordo con quello che hai scritto, ma mi tocca sollevare (come del resto hai fatto anche tu) un po’ di dubbi sulla soluzione "Rifiuti Zero".
Come hai ricordato, questo sistema impone un radicale cambiamento nelle abitudini di vita di
milioni
di cittadini italiani, che ormai hanno integrato nel loro stile di vita il consumismo sfrenato e la totale indifferenza nei confronti delle tematiche ambientali. Non solo, la cosiddetta "quotidianità" dell’italiano moderno è spesso strapiena di impegni e molte persone non avrebbero più il tempo o la volontà per utilizzare bottiglie per latte, detersivi e altro. Il packaging è inoltre un ottimo sistema per conservare gli alimenti (per chi fa la spesa solo il sabato) e per permetterne l’uso rapido nel microonde. Vedrei poi quasi impossibile far comprendere alle giovani mamme che il pannolino è un "disastro" dal punto di vista ecologico e che dovrebbero ritornare a fare come un tempo, cioè lavarlo insieme agli altri abiti. Questo vale anche per gli asili nido e per tutte le strutture che si occupano della primissima infanzia. Anche se tra di noi esistono persone virtuose, che piuttosto di vedere una bottiglia in PET nell’indifferenziato raccolgono anche quelle che gli altri buttano in giro e le gettano nella plastica, di fronte ad una popolazione di 60 milioni di individui, quei "pochi" sono DAVVERO pochi, e danno un apporto all’ambiente (lasciami dire) quasi trascurabile.
Come ci hanno bombardato sulla telefonia mobile, tanto da renderci ebeti e schiavi per il cellulare, altrettanto non si è fatto per istruire le persone sulle tematiche ambientali, lasciando anche i più volenterosi in uno stato di confusione totale. Ho dovuto persino stampare a mia madre una lista delle destinazioni per ogni rifiuto domestico, perchè ad un certo punto ha cominciato a non capirci più nulla con tutte le sigle che trovava (CA – ALU – PET – PP , accoppiati, metallizzati ecc..).
Somma il menefreghismo tipico italiano alla mancanza di informazione (e spesso di strutture adatte) e si arriva a concepire il rifiuto solo come un fastidio e non come una potenziale risorsa. Di fronte ad un simile disastro (la Regione Campania ne è un esempio classico) a mio avviso occorre dividere ancora le due soluzioni, usando inceneritori dove i rifiuti da smaltire sono ancora tanti e dove la mentalità collettiva non è assolutamente pronta per una raccolta del tipo "porta a porta". Per farla breve, a mali estremi (e la Campania è così contaminata da essere irrecuperabile) estremi rimedi. A patto che questi rimedi siano seguiti da una corretta ed intensiva informazione sul problema rifiuti, magari con un aiuto economico per i più attenti (sconto sulla tassa per gli RSU, ad esempio). 60 milioni di persone sono tante, troppe perchè anni di disinformazione e vizi possano essere cancellati in poco tempo. Troppe anche per pensare di poterle cambiare proponendo loro di "tornare indietro", come magari facevano i loro genitori o i loro nonni. L’uomo è abitudinario per natura ed è difficile levargli il lusso che ha conquistato (o in cui è nato) a favore della "collettività" e per la "salute del pianeta".
Tendiamo troppo a preoccuparci degli altri, e se il nostro vicino non fa la differenziata, spesso il commento è: "e perchè dovrei farla io?". Se una trasmissione lancia un servizio sul cattivo comportamento di un’azienda, o di un’impresa di smaltimento, subito si ha la scusa pronta: "se anche le fabbriche se ne fregano, cosa potrei peggiorare io? Tanto poi la differenziata va tutta nelle discariche".
Troppo mal costume, troppa poca informazione, troppa indifferenza, troppa voglia di mantenere il proprio comodo posto al sole senza sforzi. Su 60 milioni, quante persone vivono vicino agli inceneritori tanto da esserne influenzate? Poche, e allora.. chi se ne frega?
Vedo questo comportamento in tutte le fasce d’età, e se posso perdonare gli anziani, lo stesso non posso fare con i giovani e i ragazzi che hanno i mezzi e tutta la convenienza affinchè questo splendido pianeta non diventi una fogna inquinata dove non si possa più vivere.
Ema


Hai giustamente sottolineato quali importanti cambiamenti e con quali sostanziali conseguenze la nostra società dovrebbe scontrarsi per attuare un’alternativa come Rifiuti Zero. In troppe zone d’Italia, ad oggi, è impensabile attuare un piano del genere (tu hai giustamente nominato la Campania, ma io aggiungerei all’elenco molte più regioni).
Se poi ampliamo il discorso a livello mondiale, l’impresa diventa ancora più ardua!
Penso però che sia giusto affrontare queste tematiche e creare informazione reale, il più possibile incondizionata. E con il tempo spero si potranno realizzare scelte sempre più rivolte alla salvaguardia del pianeta.
Non si tratta di essere estremi ecologisti, ma semplicemente di pensare al nostro futuro.
Davide Z.